Notizie di gusto

Archiviata ieri la seconda edizione di Masterchef, il programma che ha contribuito a risvegliare l´interesse per la cucina e la gastronomia, si torna a guardare alla tradizione culinaria grazie a un´iniziativa dell´Accademia della cucina italiana, delegazione Alto Vicentino, che propone per domani mattina un convegno a villa Trissino Marzotto, a Trissino, per festeggiare i 10 anni del sodalizio e presentare un volume dedicato ai sapori vicentini a partire dal Seicento, per arrivare all´Unità d´Italia e approdare ai giorni nostri con ricette riscoperte e catalogate.

La zuppa “mosa”, usata anche per lo svezzamento dei lattanti, o la minestra “panà” o quella “maridà”, sono alcuni piatti di un tempo, considerati poveri, ma ricchi di sostanza per le famiglie contadine.

La ricerca storica dell´Accademia intende valorizzare i gusti dimenticati e le pietanze poco valorizzate. Domani ne parleranno il ricercatore Danilo Gasparini che tratterà il tema “Dalla fame all´abbondanza: italiani e veneti a tavola dall´Unità ad oggi”; il cuoco Amedeo Sandri proporrà “I piatti vicentini dimenticati, dal ricordo per ritornare al presente”; il pasticcere Roberto Agosti tratterà “I dolci del Vicentino tra montagna, colline e pianura” e l´enologo Franco Giacosa si soffermerà su “I vini del Vicentino, abbinamento ai piatti tradizionali del territorio”. Le conclusioni sono affidate a Giovanni Ballarini, presidente nazionale dell´Accademia della cucina italiana. Modererà l´incontro Mario Bagnare, presidente della biblioteca La Vigna di Vicenza
Dunque, non solo cibo della cultura vicentina ancora attuale come la sopressa, il baccalà, la minestra di tagliatelle con fegatini di pollo o il torresan (piccione) allo spiedo con polenta onta. Ma anche piatti poveri ma nutrienti, come la zuppa con farina di mais, latte e zucca (la “mosa”) o la minestra di pane ridotto in pappa a forza di bollire nell´acqua, con uova stemperate sul composto segnato con una “croxe de ojo” (la “panà”), oppure ancora la minestra “maridà”, integrata con il riso per recuperare il brodo e le tagliatelle avanzate dal pranzo domenicale.
«La cucina contadina ha tramandato piatti che non devono essere dimenticati - spiega Renzo Rizzi, delegato dell´Accademia - per questo continuiamo a promuovere la ricerca culinaria. Festeggiamo dieci anni di attività della delegazione, un traguardo consolidato su risultati importanti. È il caso dei due premi “Menu Luigi Volpicelli" vinti nel 2009 e nel 2012 assegnati dalla presidenza dell´Accademia della cucina. E poi le cene ecumeniche, quelle per la Giornata della cultura e per il 150° dell´Unità d´Italia».

Fonte Il Giornale di Vicenza, 22 febbraio 2013

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